Valutare e rafforzare la capacità dell’industria ferroviaria europea di reperire le materie prime e i componenti necessari a trasformare il sistema ferroviario entro il 2030. È questo l’obiettivo del progetto europeo “Leader 2030”, finanziato nell’ambito del programma “Horizon Europe – Europe’s Rail”. L’evento conclusivo, dal titolo “Powering Europe’s rail future: From supply risks to strategic autonomy – securing materials and technologies behind rail innovation”, si è svolto mercoledì 8 aprile al Parlamento europeo di Bruxelles, ospitato dagli eurodeputati di Fratelli d’Italia (Conservatori e riformisti europei, ECR) Carlo Ciccioli, Francesco Torselli e Francesco Ventola.

Nel corso dell’incontro, Torselli ha insistito sul valore strategico del trasporto ferroviario, legandolo sia all’attuale crisi energetica sia alle prospettive industriali del continente. “Oggi discutiamo di presente e di futuro – ha sottolineato Torselli -. Presente perché il trasporto su ferro è sicuramente una valvola di sfogo alla crisi dei carburanti e dell’energia che stiamo vivendo; ma soprattutto futuro, perché siamo convinti che la domanda alla quale l’Europa dovrebbe rispondere non è come saranno le ferrovie del domani, ma chi le gestirà e chi le controllerà”.

L’eurodeputato ha quindi richiamato l’attenzione sul nodo delle risorse e delle tecnologie necessarie per sostenere questa trasformazione. “Per realizzare una rete ferroviaria degna delle prospettive di crescita europee servono materie prime e tecnologie che oggi l’Ue non ha, ma vanno reperite”.

Sulla stessa linea anche Carlo Ciccioli, che ha allargato il ragionamento alla più generale condizione dell’industria europea. “Non possiamo permetterci un declino dell’impresa europea. Negli ultimi 20 anni soprattutto abbiamo fatto di tutto per farci del male. Ora dobbiamo recuperare. O l’Europa si rimette a correre, o sarà colonizzata da qualche altro continente che ha più idee, più risorse, più coraggio e più passione”.

Entrambi gli eurodeputati hanno poi colto l’occasione per soffermarsi sulle criticità del sistema ferroviario italiano, con un’attenzione particolare ai rispettivi territori di provenienza.

Torselli ha indicato il caso della Toscana come emblematico di un divario ancora marcato tra eccellenze infrastrutturali e ritardi nei collegamenti locali. Da un lato, ha osservato, l’alta velocità rappresenta un modello di efficienza; dall’altro, restano forti carenze nella mobilità quotidiana. “Abbiamo una Toscana industriale che anche da un punto di vista ferroviario viaggia alla velocità della luce – ha esordito nel merito -. E abbiamo una Toscana dei trasporti che invece va alla velocità dell’età della pietra. Ogni mattina, i quotidiani toscani sono zeppi di notizie pendolari (studenti e lavoratori) che non riescono a spostarsi da due centri che distano tra loro 40 chilometri”.

Un quadro simile, secondo Ciccioli, riguarda anche le Marche, dove la frammentazione territoriale rende ancora più urgente il rafforzamento delle connessioni ferroviarie. “La mia regione è piccola e disposta su 250 comuni di cui alcuni piccoli, o piccolissimi. Bisogna quindi collegare meglio le aree interne e per esempio le valli dovranno avere dei centri di raccordo per il sistema ferroviario. Servono grandi investimenti”.

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